«Il Tanko era un’arma da guerra difficile da fermare»


di Francesco Campi

ROVIGO – «Era lento, ma non fermabile, una “casamatta
mobile”, particolarmente indicato per un combattimento
urbano, in grado di resistere alle munizioni in dotazione alle
forze dell’ordine, trattato con vernice ignifuga e con una
protezione balistica 3 secondo i livelli stabiliti dalla Nato: per
metterlo fuori uso si va in uno scenario di guerra».
 

 

Queste, secondo l’ingegner Giampiero Costanzo, uno dei
massimi esperti di mezzi militari, sentito come consulente del pm
Sabrina Duò, erano le caratteristiche del Tanko, la ruspa
blindata sequestrata dai Ros di Brescia nell’aprile del 2014
in un capannone a Casale di Scodosia, dove era in costruzione come
riedizione del primo Tanko con cui i Serenissimi nel maggio del
1997 avevano occupato piazza San Marco. Su questo secondo Tanko
è in corso il processo che vede 15
“indipendentisti” chiamati a rispondere davanti al
Collegio del tribunale di Rovigo dell’accusa di fabbricazione
e detenzione di arma da guerra.

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