Camorra. Eraclea, quei rapporti tra il sindaco e il boss Donadio


di Gianluca Amadori

VENEZIA – È soltanto all’inizio la battaglia tra accusa
e difesa attorno alla posizione di Mirco
Mestre
, il
sindaco dimissionario di Eraclea
, in carcere da metà
febbraio con l’accusa di voto di scambio con
il presunto capo dei casalesi del Veneto orientale, Luciano
Donadio. 
Mestre, difeso dall’avvocato Emanuele
Fragasso, fin dall’inizio ha respinto con determinazione ogni
accusa, negando di aver mai stretto alcun accordo con Donadio e i
suoi sodali, così pure di avere mai avuto contatti con loro
e perfino di essere stato a conoscenza del fatto che il
costruttore, oggi indicato come un boss della Camorra, avesse
garantito un centinaio di voti per appoggiare la sua elezione,
avvenuta nel 2016 con sole 81 preferenze in più rispetto
all’avversario politico.
 

Ma l’iniziale, granitica difesa, sostenuta nel corso
dell’interrogatorio di garanzia del 22 febbraio, nel carcere di
Tolmezzo, si è un po’ indebolita due settimane
più tardi quando, di fronte al pm Roberto Terzo,
è stato costretto a fare qualche
ammissione
. L’interrogatorio del 6 marzo, in
realtà, era iniziato con un muro di accuse respinte: Mestre
aveva negato di aver mai dato incarico al suo amico e sostenitore,
Emanuele Zamuner (in carcere sempre per voto di scambio) di
raccogliere

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