11ème arrondissement

11ème arrondissement

L’11ème arrondissement è Oberkampf un pomeriggio d’Ottobre, le sue piccole boutiques, le gallerie d’arte, gli studi di design ed architettura. Lingue ed accenti diversi che si rincorrono e si sovrappongono fra negozietti con vecchi vinili e merce d’occas.

L’11ème arrondissement è Rue de Charonne in una serata di Primavera, le sue vinerie nascoste dall’aria trasandata ed i ristornati dalle linee essenziali dei giovani profeti della “bistronomie” che spuntano fra le serrande semi-chiuse di mille mestieranti; il calzolaio, il droghiere, il macellaio. Si perchè qui esistono ancora i mestieri.

L’11ème arrondissement è questo continuo incontro di mondi diversi, che ti fa sentire vivo a passeggiarci in mezzo con il naso per aria.

E l’11ème arrondissement è anche la sua sinagoga, circondata da militari con i fucili mitragliatori ben in vista durante le funzioni religiose. Misure di precauzione prese dopo l’attentato al Charlie Hebdo del Gennaio scorso. Misure di precauzione che purtroppo non sono servite a nulla venerdì sera.

E si’, perché l’obiettivo venerdì sera non era un credo, una religione, un’ideologia, ma uno stile di vita; quello di una generazione libera da preconcetti, cosmopolita e vivace già battezzata da Libé la Génération Bataclan. E’ come se gli aerei del 9/11 fossero piombati in Thompkins Square o se invece che la stazione di Atocha l’obbiettivo degli stragisti del 11-M fosse stato il barrio di Malasaña.

Si può cercare di proteggere uffici, stazioni, aeroporti e luoghi di culto senza stravolgerne la funzione sociale ed economica, non si può proteggere militarmente uno stile di vita che fa della libertà un valore essenziale senza snaturarlo. Senza dichiarare defunto ipso facto quel modello. Ecco perché la strage di Parigi ci pone davanti ad un dilemma drammatico che fa forse ancora più paura degli attacchi che l’hanno preceduta.